Casa Ippolito Nievo

di Stefania Zillio

Ippolito Nievo noto  poeta – soldato del nostro Risorgimento è stato, con nostra grande soddisfazione, cittadino di Rodigo. Nacque il 30 novembre 1831 a Padova; il padre di nome Antonio era mantovano e la madre Adele Marin apparteneva ad una nobile famiglia veneta.

A Rodigo il Nievo  aveva anche uno zio paterno, Nicola Nievo, consigliere comunale nel 1859.

La madre Adele Marin, viveva a Fossato e il figlio Ippolito all’età di 29 anni risiedeva a Milano dove il 15 marzo 1860 le inviava una lettera in cui scriveva:

“Ti pregherei, al ricambio, di farmi iscrivere all’anagrafe di Rodigo per ottenere così il passaporto italiano; non sono iscritto in alcun luogo della terra e, o qui o là, ho diritto di esserlo”.

Rodigo, diversamente da Mantova, ancora sotto il dominio austriaco fino al 1886, era da poco tempo un paese libero perciò solo qui egli poteva chiedere tale istanza che risulta così redatta:

 “On. Deputazione Comunale di Rodigo

Dopo la cancellazione propria e del padre suo dall’anagrafe del Comune di Sabbioneta, non essendo il sottoscritto stato iscritto al ruolo di nessun Comune, chiederebbe ora di esserlo nel ruolo di popolazione del Comune di Rodigo anche per regolarizzare la sua posizione nei rapporti civili. Aggiunge infine istanza per l’analoga carta d’iscrizione e si pregia di sottoscriversi, coi sensi della stima più sentita.

Milano 15 marzo 1860. Ippolito Nievo”.

L’istanza fu accolta ma il Nievo per risparmio di tempo fu costretto a chiedere alla madre di firmare in nome suo e il segretario comunale non avendo autografi del Nievo non si accorse quindi che la firma era della madre. A quel tempo era segretario comunale Pietro Calabria e sindaco Luigi Morelli, entrambi amici di famiglia.

Otto giorni dopo Ippolito Nievo ringrazia la madre per tale iscrizione e aggiunge:

”Credendo che ti fermassi a Fossato qualche tempo, io ti avevo spedito colà molti giornali. Saranno buoni per un’altra volta. Può darsi il caso che non per Pasqua, ma il mese di maggio ci possiamo vedere in campagna per i bigatti (i cavaler); non ti garantisco che faremo molte gallette, ma sibbene molte chiacchere”.

Nievo è stato quindi cittadino di Rodigo a tutti gli effetti anche se nell’archivio comunale non vi è alcun referto, ma ciò è dovuto alle continue spogliazioni operate nel tempo.

Sappiamo che il Nievo amava in modo particolare soggiornare nella sua casa di Fossato e questo emerge in una lettera, scritta al fratello Carlo, in cui sembra sognare questo luogo e leggiamo:

“Oh! Fossato, Fossato! Come ci sarei stato dieci mesi invece di due settimane scarse!”

E ancora il 3 dicembre scrive alla madre raccomandando di fargli trovare calda la sua camera a Fossato e, rientrato nel continente per una licenza, corrisponde nuovamente da Milano il 27 dicembre 1860 avvisando che il primo dell’anno avrebbe trascorso dieci giorni a Fossato.

In questo periodo il Nievo già riveste il grado di colonnello e il 4 marzo 1861 s’imbarca, nonostante avesse problemi di salute, sul piroscafo Ercole; a causa di una tempesta la nave che lo trasportava con a bordo altri 80 passeggeri naufragò misteriosamente nel Tirreno senza lasciare traccia nonostante le ricerche. Molte sono state le ipotesi circa la sua scomparsa tra cui quella di delitto di stato.

Alla sua memoria venne assegnata la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare dei Savoia. Garibaldi, da Caprera il 28 settembre 1861 scrive alla famiglia Nievo la seguente lettera lapidaria:

“Tra i miei compagni d’armi di Lombardia e dell’Italia meridionale, tra i più prodi, io lamento la perdita del colonnello Ippolito Nievo. Risparmiato tante volte dal piombo nemico, è morto naufrago nel Tirreno, dopo la gloriosa campagna del ’60. Una famiglia che può contare nel suo seno un valoroso quale il nostro Nievo merita la gratitudine dell’Italia”.

Ippolito Nievo lasciò molte opere letterarie. E, per quanto riguarda Rodigo, lasciò numerose lettere da e per Fossato nonché due novelle, tratte dal Novelliere Campagnolo. La prima è il Milione del bifolco, ambientata a Rodigo ed è la fola di Carlone, vecchio bifolco di Fossato, raccontata ad un gruppo di donne raccolte in una stalla; l’altra è L’avvocatino, ambientata nei territori di Rivalta, Camignana e Bell’acqua.

In queste novelle il Nievo dimostra di essere un profondo conoscitore del territorio del comune di Rodigo; era infatti appassionato di lunghe camminate e di giornate trascorse a caccia in campagna. Come era profondo il suo attaccamento per Fossato affermato anche dal prof. Dino Mantovani, biografo del Nievo:

“Più volentieri stava a Fossato, dove tutti i contadini dei dintorni lo conoscevano e dove, senza troppo dilungarsi da Mantova, poteva godersi la cara libertà dei campi”.

Ippolito Nievo era, quindi, cittadino di Rodigo ma soprattutto veramente amante di questa terra.

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