Villa Balestra

Villa Balestra –  Centro Culturale – è il principale riferimento per le iniziative socio-culturali promosse dal Comune di Rodigo; essa è sede, fra l’altro, della Biblioteca Comunale.

L’edificio è situato ai margini dell’abitato di Rodigo; l’ingresso si affaccia sulla via principale del paese, via Matteotti, ma il bel parco antistante la villa, lo separa dalle abitazioni e ne garantisce la quiete. Nel giugno del 2005 il parco è stato intitolato a Nicola Calipari, poco tempo dopo la sua tragica scomparsa in Iraq.

Alla luce di documenti presenti all’Archivio di Stato di Mantova, emerge che la costruzione della villa può essere attribuita alla famiglia Balestreri.

Infatti, nella suddetta documentazione, si trova una lettera datata 26 aprile 1461 di Jacopo de Balestreri, vicario di Rodigo, con la quale lo stesso informava la marchesa Barbara, moglie di Ludovico Gonzaga, circa l’invio da Rivalta, per via fluviale (il Mincio), di quattro navi cariche di sei uomini, zappe, badili e viveri per quattro giorni per ogni nave, dirette al porto di Cerese  per “reparare et compire un arzine”. Altre lettere del Balestreri alla Marchesa seguono a questa.

Il Balestreri, dunque, era il vicario del Comune e, come tutti i vicari di quel tempo, era commerciante e uomo d’affari del luogo e non un funzionario: una posizione economico finanziaria più che solida. Pertanto, senza ombra di dubbio il palazzo detto villa Balestra apparteneva anticamente alla famiglia Balestreri.

Il Perogalli in “Ville delle province di Cremona e Mantova”, in relazione al palazzo Barozzi (così chiamato dal nome del suo ultimo proprietario), così riporta: “Questo palazzo, la cui costruzione è situabile tra il Cinquecento ed il primo Seicento, rientra nel novero delle ville a blocco compatto, come il palazzo padronale della corte del Gambaredolo, in cui elemento di ricerca architettonica più evidente è uno studio di equilibrio e proporzione nella dimensione generale della costruzione e del rapporto con gli elementi di dettaglio. L’ornamento o l’apparato è ridotto al minimo, sviluppato quasi esclusivamente nel portale, come forma di memoria classica. La datazione proposta è giustificata da questi fatti costruttivi: lo stacco dal livello del piano naturale, concluso da un toro, il portale di forma cinquecentesca, con un uso di moduli quasi rigidamente manualistico; il bugnato che sottolinea gli spigoli dell’edificio; tutti elementi questi che sono propri delle costruzioni colte minori del XVI secolo ed infine la conclusione del cornicione con barbacani e le tracce di delimitazione ad intonaco delle finestre, che sono temi senza dubbio post-manieristici. Poiché non appaiono chiaramente distacchi temporali nella costruzione della villa, si deve dedurre che queste parziali incongruenze linguistiche derivano dalla partecipazione ad un trapasso culturale in ambiente provinciale, vincolato più di quello cittadino, per motivi tecnici di diffusione d’informazione e di impostazione del lavoro delle maestranze, ai moduli del gusto già in fase di superamento”.

La villa è stata acquistata nel 1989 dal Comune di Rodigo, che l’ha pagata 315 milioni; altri 50 milioni circa sono serviti per l’acquisto delle costruzioni rustiche circostanti.

Il Comune ha ottenuto successivamente un contributo FRISL per un importo di L. 1.150.000.000: grazie a tale contributo sono iniziati, nel 1995, i lavori di restauro, sotto la direzione dell’architetto Marco Sanguanini. L’opera di restauro conservativo della villa ne ha mantenuto integra l’architettura interna ed esterna.

Il palazzo si sviluppa su due piani ai quali si aggiunge un ampio sottotetto di altezza regolamentare. L’ingresso è stato collocato nella parte posteriore della Villa, affinché il maestoso salone principale, dalla forma cubica con lato di 9 metri, potesse essere attrezzato come sala polifunzionale / conferenze per circa 60 posti a sedere.

Al piano terreno troviamo poi altre cinque sale più piccole, oltre ai servizi igienici e al guardaroba. In tutte le stanze esistono ancora i camini originali, così come originale è il pozzo con secchiaio che si trova in quella che doveva essere la cucina; nella sala accanto sono state recuperate alcune pitture accreditate al secolo scorso.

Il piano terra, grazie all’ausilio di teche e pannelli, può ospitare mostre di ogni tipo e inoltre conferenze, convegni, presentazioni; sarà presto adibito a museo del giocattolo antico.

La Biblioteca Comunale occupa tutto il primo piano: l’arredo è progettato per il deposito di circa 10.000 volumi.

Nell’ampio sottotetto è stato collocato, dal 2004, l’archivio comunale.

Note storiche sulla Villa Balestra di Rodigo di Gino Boari (con citazione dal libro “Ville delle province di Cremona e Mantova” di C. Perogalli, M.G. Sandri, L. Roncai; Rusconi, Milano 1981)

L’antico palazzo Barozzi, dal nome del suo ultimo proprietario, meglio conosciuto ora come villa Balestra, si trova a Rodigo al margine settentrionale dell’abitato, verso Fossato.

La dott.ssa Clara Barozzi, una comproprietaria dell’immobile in questione, molti anni fa aveva fatto ricerche presso l’Archivio di Stato di Mantova al fine di risalire alla proprietà originaria, ma infruttuosamente.

Ora, alla luce di alcuni documenti dell’Archivio di Stato, riportati anche dal prof. Giuseppe  Coniglio in “I Gonzaga”, emerge che la villa (o palazzo) può essere attribuita alla famiglia Balestreri.

Infatti, nella documentazione del citato archivio, troviamo una lettera datata 26 aprile 1461 di Jacopo de Balestreri, vicario di Rodigo, con la quale informava la marchesa Barbara moglie di Ludovico Gonzaga, assente dalla città perchè impegnato in operazioni militari, circa l’invio da Rivalta, via fluviale, il Mincio, di quattro navi cariche di sei uomini, zappe, badili e viveri per quattro giorni per ogni nave, dirette al porto di Cerese  per “reparare et compire un arzine”. Nello stesso anno Giacomo de Balestreri, che è poi il Jacopo di cui sopra, analogamente scriveva alla marchesa.

Il Balestreri, quindi, era il vicario del Comune e, come tutti i vicari di quel tempo era commerciante e uomo d’affari del luogo e non un funzionario. Una posizione economico finanziaria più che solida. Pertanto, senza ombra di dubbio il palazzo o villa Balestra, apparteneva anticamente alla famiglia Balestreri.

Il Perogalli in “Ville delle province di Cremona e Mantova”, (edizione in lingua italiana-inglese), in relazione al palazzo Barozzi, così riporta: “Questo palazzo, la cui costruzione situabile tra il Cinquecento ed il primo Seicento, rientra nel novero delle ville a blocco compatto, come il palazzo padronale della corte del Gambaredolo, in cui elemento di ricerca architettonica più evidente è uno studio di equilibrio e proporzione nella dimensione generale della costruzione e del rapporto con gli elementi di dettaglio. L’ornamento o l’apparato è ridotto al minimo, sviluppato quasi esclusivamente nel portale, come forma di memoria classica. La datazione proposta è giustificata da questi fatti costruttivi: lo stacco dal livello del piano naturale, concluso da un toro, il portale di forma cinquecentesca, con un uso di moduli quasi rigidamente manualistico; il bugnato che sottolinea gli spigoli dell’edificio; tutti elementi questi che sono propri delle costruzioni colte minori del XVI secolo ed infine la conclusione del cornicione con barbacani e le tracce di delimitazione ad intonaco delle finestre, che sono temi senza dubbio post-manieristici. Poiché non appaiono chiaramente distacchi temporali nella costruzione della villa, si deve dedurre che queste parziali incongruenze linguistiche derivano dalla partecipazione ad un trapasso culturale in ambiente provinciale, vincolato più di quello cittadino, per motivi tecnici di diffusione d’informazione e di impostazione del lavoro delle maestranze, ai moduli del gusto già in fase di superamento. Stato di conservazione mediocre”.

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